Silvio Berlusconi è stato un rivoluzionario del linguaggio politico. Non lo sostengo solo io, ma schiere di studiosi, linguisti, sociologi, psicologi ed esperti di comunicazione. Parlare bene è una cosa, parlare bene e farsi capire da molti è un’altra. Entriamo nel mondo della retorica, di un lessico che accattiva e attrae puntando alla semplicità. All’empatia. All’utilità. È politica! E la politica buona deve coinvolgere la gente, a tutti i livelli. Possiamo imparare qualcosa dal leader di Forza Italia, uno che nella prima metà della sua vita ha investito tutti i suoi averi nella comunicazione e nei mass media? Di certo carpire qualche segreto. O meglio, le tecniche utilizzate per comunicare efficacemente.
Non fare come me
Gli esperti di comunicazione lo ripetono da sempre, per farsi capire bisogna essere chiari, semplici, lineari. E fin qui ho scoperto l’acqua calda, lo so. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare ed io ne so qualcosa. La mia formazione mi ha sempre portato a prediligere un tipo di scrittura e di comunicazione in generale piuttosto articolata.
Ho sempre avuto la convinzione che per comunicare efficacemente cose importanti e sensazioni complesse ci fosse bisogno di enunciati altrettanto profondi. Vero, probabilmente, e lo sostengo ancora. Ho però capito nel frattempo che questo non vuol dire raggiungere le persone. Non vuol dire saper comunicare bene. Ad essere capiti da chi viaggia sulle proprie stesse lunghezze d’onda sono bravi tutti. La sfida è convincere gli altri. Da una parte la letteratura, dall’altra gli altri tipi di comunicazione e di scrittura.
L’ex presidente del consiglio ha dimostrato come gli sforzi semplificatori risultano premianti. Sia in termini di efficacia comunicativa e persuasiva, sia in termini di consenso acquisito.
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Parla facile
Discorsi semplici dal punto di vista sintattico. Periodi brevi. Parole chiare e in generale lessico accessibile. Poche frasi subordinate. Cercare d i farsi capire in tutti i modi, anche col neologismo o la metafora inventata. Questa una sintesi della comunicazione berlusconiana, che se è riuscito a fare una cosa di certo è stato creare un seguito grazie anche alle sue capacità retoriche.
I nessi colloquiali e le metafore semplificatorie del Silvio nazionale sono entrate nel linguaggio comune e già ti starai accorgendo delle piccole rivoluzioni a cui mi riferisco mentre te ne cito alcune: scendere in campo (mutuata dallo sport alla politica), remare contro, ribaltone, pressione fiscale, mi consenta. (A tal proposito, un articolo di Gianluca Giansante per Treccani). Dagli anni 80 si è cominciato a parlare di berlusconismo in relazione al piglio imprenditoriale e alla strategia comunicativa e ti assicuro che l’accezione era del tutto positiva, almeno all’inizio.
Cosa ha fatto Silvio Berlusconi se non concentrarsi su un persuasive copywriting ante-litteram?

Non è così facile comunicare efficacemente
Comunicazione efficace. È una parola. Non è una prassi che viene fuori dal nulla, è frutto di studio, formazione, istinto, autorevolezza trasmessa, reputazione percepita. Nel paragrafo precedente ho praticamente già elencato tutti gli elementi ripetibili del linguaggio berlusconiano e utili per chiunque si occupi di comunicazione. C’è tutta una serie di ulteriori statistiche e di strategie ricorrenti che però hanno caratterizzato la maggior parte dei discorsi e degli interventi dell’ex presidente del Consiglio italiano. Ecco un elenco:
- comunicazione di tipo verticale – quanti di noi lo fanno sul proprio blog?
- linguaggio semplice che agevoli l’identificazione o, come sostenuto da qualcuno, «linguaggio intenzionalmente basso»
- tecnica (o strategia) del disco rotto: “ribadire continuamente una frase elementare, non argomentata, senza tener alcun conto delle risposte dell’interlocutore” (Renata Borgato) – questo magari non ci riguarda da vicino, ma le conseguenze dal punto di vista della percezione del lettore (mittente) sono interessanti. Forza e determinazione vengono comunicate a discapito di tutto il resto, grazie alla strategia utilizzata. E ora che si parla di neuromarketing non sottovaluterei certe tecniche prese in prestito dalla psicologia.
- intercalari caratterizzanti – creazione di un forte personal branding
- finta improvvisazione – avvicinamento al linguaggio comune
- tecnica retorica della ripetizione: slogan, parole chiave, caratteristiche comunicative. Ripetute sempre, nel tempo, quasi ossessivamente. Il fine? Aiutare la memorizzazione e la persuasione.
I libri e le tesi universitarie sul tema sono numerose e non solo in Italia. Il linguaggio della politica e di Berlusconi in particolare, soprattutto nell’epoca contemporanea, è argomento di interesse da molti punti di vista. Quello linguistico e comunicativo in generale mi affascina e credo possa insegnare qualcosa a chi di comunicazione vive e a chi necessita, proprio come me, una discesa dalle nuvole. Per una comunicazione più concreta.
La parentesi teorica
Non dimenticare il Principio di Shannon e Weaver che ben riassume (in una delle infinite teorie riguardanti la comunicazione) i passaggi fondamentali della trasmissione di un messaggio. Che si tratti di comunicare efficacemente (condividere con successo – essendo compresi) le proprie idee o di riflettere sul senso stesso del passaggio di informazioni, gli step sotto espressi non si possono sottovalutare.
fonte →codifica →canale →decodifica →destinazione
E tu che ne pensi, quali altri elementi possono essere considerati fondamentali per una comunicazione funzionale ed efficace dal punto di vista linguistico?
Approfondimenti
«Berlusconisme, césarisme et langage politique”, par Martin Rueff

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