Quante volte sei stato interrotto dal digitale? Distratto, anche solo per un attimo, mentre facevi l’amore con la tua metà? O il tuo terzo? Insomma, mentre non volevi? Per me necessitiamo quasi tutti una Human Rehab.
Disintossicare il cervello
La gente sbatte nei pali mentre chatta e cammina contemporaneamente. La soluzione sono gli accompagnatori, stile cane guida per i ciechi, che si vedono in alcune metropoli internazionali? Naa.
Le persone sparano coi fucili negli schermi dei computer, quando non lanciano gli stessi fuori dalle finestre o li usano come armi contro i propri colleghi. Qualcuno martella lo smartphone, altri lo immergono nel bicchiere.
Ok, questi sono casi limite, ma scommetto che a volte i nervi saltano anche a te quando i rumorini delle notifiche entrano nell’ordine delle centinaia e gli account mail ricevono tutti quanti troppi messaggi e Whatsapp e i gruppi (maledetti coloro che li hanno inventati) e Messenger e Snapchat e Telegram e Feedly e devi leggere 50 articoli e notizia del giorno e guarda il nuovo video di Jerry Calà e Morandi se l’è presa e Gasparri odia i neri e Baby George odia i poveri e Emily Ratacocchi e il culo della Kardashian…
Di Digital Detox in realtà si parla già da anni. Esiste addirittura un’organizzazione con un manifesto (mai sentito dire DISCONNECT TO RECONNECT?)! A me piace parlare di Human Rehab perché il concetto è un po’ diverso. Mi preoccupa ciò che il digitale rischia di toglierci, non certo quello che ci da. I vantaggi delle tecnologie che abbiamo a disposizione sono tangibili a tutti. E non credo che farne a meno sia la soluzione.
La soluzione è saperci convivere senza perdere qualcosa dall’altra parte. Prendere il buono dal nuovo e conservare l’ottimo del vecchio! Come per moltissimi casi, qui bisognerebbe parlare di una Educazione. E visto che ci siamo già intossicati, di una rieducazione. Una riabilitazione.
Perciò parlo di rehab. Nel caso specifico mi riferisco ad una riabilitazione dell’umanità che c’è in noi e che non può prescindere dal sociale e dal contatto fisico (non parlo di sesso, non solo almeno). Una Human Rehab che ci permetta di fare a meno del Digital Detox, topic che tocca parecchie sensibilità. Qualche mese fa ne parlava Riccardo Esposito ed è argomento da riviste e quotidiani.
Human Rehab
Non che il concetto di Digital Detox mi preoccupi, né credo che possa diventare una mania. Male non può fare, staccare la spina. Ma sono un coerentone e fare passi indietro mi ha sempre messo in difficoltà. Se siamo giunti fin qui e si parla di Big Data di machine learning e le TV navigano mentre i telefonini hanno una risoluzione da cinema di 1000 posti, perché buttare tutto nel gabinetto?
Perché non voglio fare come quelli che abbandonano tutto e dopo aver annegato in piscina gli elettrodomestici se ne partono per concludere la vita in un’isola deserta?Perché io curo la mia umanità. Anche se circondato dal digitale. Semplice. Vediamo se riesco a comunicare come per me digital possa voler dire anche relax e vantaggi, oltre che “lavoro” o stress:
Ieri sera, mentre ero seduto sul divano col mio portatile, facevo la localizzazione di un sito web e ho ascoltato 3 album: Zeichnungen des Patienten O.T. – Einsturzende Neubauten, Killers degli Iron Maiden e un greatest hits dei Sublime. Poi stamattina, un greatest hits di Fatboy Slim mi ha accompagnato al lavoro, via auricolari wireless in ear, collegati allo smartphone col bluetooth.

Quest’estate, partiremo con meno peso, ho regalato un Kindle Paperwhite ad Ilaria. E in spiaggia si vedrà che è una bellezza.
Uff, ieri mattina il gruppo di Social Media Italia su Telegram mi distraeva con i trillini. Silenziato.
Meno male che posso scommettere sullo sport direttamente dal cellulare, grazie all’app e al conto online che mi permette di pagare e incassare. Così non devo per forza frequentare quei fantastici ambienti che sono le sale scommesse a Napoli. Vivrò di più, magari.
Ieri era il compleanno del mio amico, nonché “cliente”, Fabio. Grazie Amazon.
Qualche settimana fa ero a Milano, ho ripreso buona parte del concerto dei Muse (incitato da loro) col mio smartphone. L’ultimo aggiornamento dello smartphone mi ha regalato impostazioni avanzate per la fotocamera: ora posso selezionare manualmente i tempi di scatto, la distanza del fuoco, il bilanciamento del bianco, gli ISO e l’esposizione. E gira i filmati in 4K. Avrei potuto fare a meno della fotocamera digitale Fujifilm, ma l’ho portata comunque.
Twin Peaks, True Detective, Breaking Bad, Big Bang Theory, Scrubs…
Su Radio2 l’altra sera gli Afterhours presentavano il nuovo disco. La radio con l’antenna analogica non prendeva il segnale. Fiuu, meno male che non c’è solo quella.
Musica, film, porno, news, dati, grafiche…vabbé la smetto che divento ridicolo.
Ultima cosa: non è vero, odio gli e-reader. Ho appena finito “Trilogia di New York” di Auster e prima di questo “Pulp” di Bukowski, sto leggendo “Etno Blogging” di Riccardo e ho cominciato “Kafka sulla spiaggia” di Murakami. Fanculo gli alberi.
Ecco, gli alberi.
La risposta te l’hanno già data gli occhi, probabilmente. Le immagini non le ho messe ad capocchiam. Ma ci pensi? Basta anche solo un’immagine di un prato, di un paesaggio, di una baia, per migliorare l’umore. Cioè il solo immaginare un luogo praticamente normale, ormai ci fa un effetto “desiderio inarrivabile”. Chi mi conosce bene mi prende in giro perché parlo da anni di fare il pastore. Rispetto al passato, però ho già cambiato idea e non voglio farlo più in Mongolia. Ho imparato ad equilibrare.
Se il verde e l’azzurro li vedi solo nei quadri o sullo schermo, allora sai già da dove cominciare. Altrimenti è ora di iniziare almeno a concepire il nuovo come un’opportunità e non come una minaccia. Il concetto di integrazione però è uno dei più complessi da interiorizzare, in tutti gli ambiti. La tua Human Rehab deve avere come base questa: sposare desideri, passioni e bisogni (fisici e mentali) con il mondo che avanza. Non restare indietro.
