Particelle elementari (inutili?)

Stopwords: queste “particelle elementari”

Nel mio articolo sulle funzioni di ricerca di Google avevo accennato alle particelle elementari o meglio a quelle che a me piace chiamare così: sono quelle parole comuni che il motore tende ad eliminare dalla ricerca. Certo, abbiamo visto come, utilizzando uno degli operatori delle funzioni di ricerca (il simbolo +), sia possibile “costringere” Google a fare caso a tali parole. Il termine esatto per definire queste paroline, nel Web, è stopwords (o stop words) e capirete che l’argomento ha solleticato lo spirito del linguista che è in me. Così come capirete che non sempre di paroline si tratta.

particelle elementari

Quali sono le “particelle elementari”?

Riferendosi alla lingua italiana, alcune forme del verbo fare, forme del verbo avere, altre del verbo stare e anche alcune forme del verbo essere sono stopwords. Allo stesso modo, fanno parte della categoria articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi (anche quelli possessivi), etc. Non è possibile trovare una lista esaustiva di queste parole. Di liste ne è pieno il web, ma ognuna differisce dalle altre e l’affidabilità resta parziale, secondo me. Qui, il link ad una delle liste che mi ha ispirato più sicurezza: lista stopwords italiane.

In Linguistica, a voler parlare di piccole particelle, si aprirebbe un mondo. Basti accennare alle funzioni pragmatica e testuale di una sola delle categorie che cascano nella lista di stopwords: i connettori. Con connettori qui mi riferisco a quelle parole che rinviano, anticipano, spiegano, esemplificano, riassumono (allora, ecco, invece, meglio, etc). Queste parole permettono l’organizzazione del discorso e l’argomentazione altrimenti impossibili in altri modi.

Perché le stopwords sono insignificanti per Google?

Perché i motori di ricerca sottovalutano queste parole? Semplicemente, esse non aiutano a circoscrivere il campo di ricerca. Salvo rari casi, non risultano fondamentali per discriminare in maniera rilevante le intenzioni di ricerca. Se proprio ci teniamo a farle considerare da Google, possiamo inserirle tra virgolette o, come già detto, dopo il segno +. Basti ricordare che queste parole da sole non sono mai delle chiavi.

Naturalmente il fatto che facciano poco rumore dal punto di vista della SEO, non deve relegare in un angolino quelle che ho definito finora come particelle elementari. Spesso si tratta di particelle linguistiche, come ho solo accennato in precedenza, dal fondamentale valore pragmatico.

Oltre a poter essere utili per un posizionamento con la coda lunga, le particelle elementari permettono di scrivere in maniera naturale ed espressiva, evitando quell’effetto stile keyword stuffing che, tra l’altro, non è affatto ben accetto da Google. Si può, di certo analizzare bene i termini da usare quando si tratta di riflessioni sulla SEO e mettere da parte le parole semanticamente o sintatticamente non indipendenti (soprattutto nei titoli o nelle descrizioni), ma in primis per essere letti, bisogna risultare leggibili.