L’idea di paragonare un evento di rilievo mondiale e rivoluzionario con il web ha molto più senso di quanto possa sembrare. L’esposizione universale a cui mi riferisco è quella a cui ci dedichiamo quotidianamente nel momento in cui produciamo contenuti per internet, il luogo più frequentato di tutti. Da tutti. Ed è di tutti quelli che ci leggono o ci vedono che ci dovremmo preoccupare. Sempre che la percezione di te che arriva a loro sia un fatto a cui tieni. In questo mezzo rivoluzionario tante dinamiche non sono palesi. Sarà che ci viviamo dentro da pochi decenni.
(ant. spoṡizióne) dal lat. expositiōne(m), deriv. di exposĭtus, part. pass. di exponĕre ‘mettere fuori’, ‘esporre’, part. pass. exposĭtus; nel sign. di ‘rassegna, mostra’, dal fr. exposition.
Esponiti una volta buona!
Non può esporsi nella posizione che ricopre.
Esporre i propri limiti, non è mai una buona scelta.
Mettiamo fuori, quotidianamente. Mostriamo. I social network ci hanno dato l’ultima spinta. Niente più remore, né repressioni. Spesso nessun ritegno. Ma quante volte dimentichi di essere in un luogo pubblico?
La notizia buona è che lo dimentichi perché ti senti a tuo agio online, come se fossi a casa tua. Ti senti libero…
Quella cattiva è che non sei affatto a casa tua!
I rischi di una prolungata esposizione universale
Se hai una grossa visibilità online probabilmente già hai provato le sensazioni che si fanno strada ad ogni passo falso o sentore di imperfezione. I lati negativi della fama – se così possiamo definire la riconosciuta presenza online, l’eco forte della voce digitale – sono sempre gli stessi. E chi ci rimette in genere non è il professionista esperto e rodato all’esposizione.

È il personaggio colpito dalla fama improvvisa colui che non sa cosa fare. Il post virale, il fotomontaggio indimenticabile, il commento memorabile. E sei lì intervistato da qualcuno o querelato da qualcun altro.
Chi rischia?
Chi rischia, insomma? Vuoi vedere che il relatore, magari avvezzo ai congressi internazionali ed esperto di comunicazione si lascia prendere dall’istinto e fa la cazzata del secolo? Le chance sono basse, credimi. E se la fa, nove volte su dieci sa bene come rimediare.
Piuttosto, i rischi di una esposizione prolungata per i professionisti risiedono proprio nell’eccessiva fiducia che a volte si ha nei propri mezzi. E non mi riferisco alla preparazione, né alle doti comunicative. Chi le mette in discussione quelle…
Mi riferisco all’eccesso. Mi riferisco all’invidia e alla polemica. Mi riferisco alla spocchia. Forse è il caso di prendere una pausa, ogni tanto. Quando? Quando sei tu a perdere la percezione. Della realtà che ti circonda.
Già, perché il web può seriamente creare delle distorsioni nella percezione della realtà.
Esposizione chiara, lucida, breve. Ecco la soluzione!
Sintesi della perfetta della presenza sul web. Sii chiaro, lucido e breve e nessuno potrà dire che sei superficiale, assente o fastidiosamente iper-attivo.
Rileggi le tue parole e riguarda le tue immagini, l’ambiguità non fa rima con la comunicazione. E lo dice un amante del non sense, dell’astrattismo e surrealismo.
Condisci con la diplomazia e, a differenza del sottoscritto, usa un umorismo codificato e comprensibile ai più!!!
Non ho menzionato praticamente il rischio reale di un’esposizione errata e reiterata. Sai qual è? Ottenere l’effetto esattamente contrario a quello desiderato, l’opposto della visibilità.
L’oblio.

Ciao Ciro, un post piacevole e di sostanza. Mi hai ricordato un articolo che lessi diverso tempo fa sul personal branding e che credo completi la tua visione su come gestire in maniera equilibrata la presenza sul web di un professionista di settore (http://dariusforoux.com/personal-branding/). Dagli una chance, leggilo e fammi sapere che ne pensi!
Tornando invece al tuo post condivido praticamente tutto quello che hai scritto: molti influencer di digital marketing, ad esempio, amati ai più, su di me scatenano autentica repellenza a causa soprattutto dell’eccessiva presenza che, troppo spesso, nei canali che presidiano (praticamente tutti… che ansia!) sfocia in spocchia e toni presuntuosi.
Sono capaci? Sono brillanti? Senz’altro, molto più di me. Eppure ai miei occhi diventano invisibili, e in rari casi, anche odiosi.
A presto. 🙂
Ciao Mauro e grazie del commento. Ho già il tuo articolo aperto sull’altra scheda, ti dirò che ne penso stesso in sede!
Questo è un argomento che tengo a cuore perché alla fine ogni mezzo ha bisogno del linguaggio e della presenza giusta.
In altri articoli ho parlato di apparenze e della loro importanza. Non mi fraintendere, per me le apparenze online sono sinonimo di: Presenze & Interventi. Quindi mi riferisco alla percezione che diamo di noi. Per avere una reputazione online, bisogna essere presenti, d’altra parte l’eccesso storpia. Molti guru puntano sul fatto che le apparenze ingannano, pure sul web. 😉 Ma forse tutto dipende da cosa ti aspetti, o meglio da cosa vorresti, in cambio della tua fetta di vita condivisa su internet.
Passa di qui quando vuoi. Sono felice che la lunghezza d’onda sia simile.
Mauro, dopo più di un mese mi sono reso conto di aver lasciato un commento a quell’articolo che mi suggeristi. Credendo fossi tu l’autore! Ti allego qui il testo! 🙂
I love fresh kinda thinking. That are maybe good-old-classic philosophy reborn. I think that online and offline there is the same question: character is what you are. Yes I agree with you and Mr. Wooden and I’d like to go beyond this…
If you worked well on what you are, if you are used to struggle in order to keep fighting your fears, overcome obstacles, put yourself out there and open your mind…so you are already building your reputation. You do it by sculpting your character.
Another truth. Last week I faced a Facebook post by a colleague (web people as I call them) about what kind of personal branding is more efficient. Letting your work speak for you or starting to choose a color, a format, a typical distintive graphic style…
Pulling the wool over someone’s eyes, is it useful?
Some expert use this strategy to reach as many newbies as possible. Future clients in need.