Non sono un creativo

Sai la storia della settimana enigmistica e dei campi da colorare o dei puntini da unire? Ecco, io sono sempre stato il tipo di bambino che faceva di tutto per non uscire dai bordi e a dirla tutta trovavo pure un po’ ritardati quelli che non riuscivano a restarci dentro. Cioè che cavolo ci vuole, ci sono i numeri o i punti. È fatto apposta.

D’altra parte mi sono sempre piaciuti i rebus e forse non è un caso che sia finito a studiare linguistica. E quindi non sono un creativo, think out of the box, different perspective, pensiero laterale. Vaffanculo preferenziale. Sono sempre stato presuntuoso, non è colpa mia se il tempo non fa altro che darmi ragione. E poi quelli che uscivano fuori dai campi colorati sono quelli che oggi vanno al cinema per chiacchierare con l’amico accanto.

Non è proprio così, esco fuori dal seminato perché mi faccio prendere dall’ardore…diciamola tutta. Anzi, io sono un grande estimatore del pensiero laterale e ho sempre invidiato pesantemente coloro che senza sforzo riescono ad avere una prospettiva differente. Solo, il mondo dei sostenitori della libertà creativa non l’ho mai troppo sopportato. Insomma, ma perché non vai dall’1 al 2 e poi al 3? Successivamente ho capito una cosa, che la prospettiva dipende dalla prospettiva.

No, non ti sto prendendo in giro

Riflettici, il modo di vedere dipende dal punto in cui ti metti a guardare. Per cui, un ottimo esercizio per non ammirare sempre lo stesso panorama può essere quello di cambiare prospettiva. Come tutti gli esseri umani, sono destabilizzato dai cambiamenti. E beh, vuoi sapere una cosa? Io ai cambiamenti vado incontro. Mai sfuggito uno, mi piazzo proprio davanti per farmi investire. Ho capito che sono come quei ristoranti che becchi una volta nella vita e se non li assaggi poi te li sei persi. E chissà le tue papille come ti odieranno. I cambiamenti sono il carburante della visione, della scoperta.

E allora, per quanto difficile, che ben venga contare da uno a tre e poi tornare a due. Se può offrirmi la capacità di vedere una faccia alternativa, una faccia nascosta, un aspetto sottovalutato, io sono qui pronto a farmi stravolgere. Esattamente come farebbe un viaggio in Africa. Questa consapevolezza è uno dei segreti più grandi della mia felicità. Accettare le diversità e fondersi con esse è praticamente crescita permanente.

Ma aspetta, questa è pura strategia insensibile e vincolata! Che squallore ponderare l’influenza della prospettiva alternativa. Colonizzatore di pensieri liberi! Il bello sta nel lasciarsi andare e vivere alla giornata e lascia il lavoro e vai a vivere in campagna e accoppiati con i passanti. 

Vada pure per la questione dei passanti (sempre che fossero consenzienti), ma le bollette le paga pure a me tuo padre? 

Dove ci porta tutto questo

Io il papà non ce l’ho più, ho vissuto in due città, ho cambiato tre case. Non ho mai rifiutato un lavoro, anche se era differente dal precedente. Comincio a farlo ora a trent’anni superati, visto che ho scelto (momentaneamente) una strada. Ho visto tanti luoghi, da colono turistoide. Con camera al seguito e molta voglia di conoscere. Questo è il mio motto. Voglia di conoscere. Applicata praticamente a tutti gli ambiti della vita. Doveri e piaceri inclusi.

Quindi al di là di una apertura mentale di ispirazione asiatica (probabilmente molto più faticosa di ciò che si pensi) che non posso raggiungere facilmente e non correttamente finché per andare al lavoro devo decidere se attraversare i quartieri spagnoli o il caos di via Toledo a Napoli (che tende a non permettere di concentrarsi sul respiro), anch’io ho il mio mantra. Naturale e tutt’altro che forzatamente indotto.

Desiderio di conoscenza, io lo chiamerei quasi quasi voglia di vivere.

Ecco cosa vuol dire per me accettare le sfide, mettersi in gioco, adottare nuovi punti di vista. Semplicemente seguire ciò che per il sottoscritto è sempre stato indole e che può essere perseguito con la stessa dedizione dei maestri zen. Impegnandosi ad andare più in là. E quando intendo superare le barriere, non mi riferisco a niente di più che ai limiti che ci imponiamo da soli quotidianamente.

È tutto nella tua testa, amico. Ci vediamo.

 

 

Ciro Bocchetti

Napoli: 5/2/1985 - Digital Marketing Specialist, Social Media Manager Laurea magistrale in Linguistica e traduzione specialistica - Inglese/Spagnolo

2 thoughts to “Non sono un creativo”

  1. Ciao Ciro, grazie per questo articolo, molto bello e anche molto intimo.
    Ritrovo molto di me stesso in quel bambino che non usciva mai dai bordi – la sostanza non è poi cambiata tanto, faccio ancora fatica a cambiare prospettiva, a volte. Col tempo ho imparato però come te l’importanza, anzi l’esigenza del cambiamento. Pensa se Picasso non avesse mai cambiato prospettiva, mi dico. In fondo, cambiare mi pare inevitabile perché è legato alle esperienze, al nostro vivere. E questo è incoraggiante, perché se cambiamo o se le condizioni mutano e ci costringono a trasformarci, significa che siamo abbastanza vivi da poterci e volerci rimettere in gioco.

    Un caro saluto

    1. Ciao Matteo, grazie per i complimenti. Non immagini quale sforzo sia passare dalla staticità di una posizione decisa alla naturale accettazione del cambiamento. Ovviamente le esperienze del vissuto fanno una buona metà del lavoro. Il controllo che abbiamo della nostra mente, fa una bella fetta del resto. L’appetito di cultura mi ha sempre aiutato a mettermi in gioco. Si vive, insomma. 😉

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