Un prurito in gola indescrivibile. A Natale fa freddo, freddo vuol dire lana. Lana significa allergia e fastidio in bocca. La lingua non basta, pur continuando a rotearla come un ruminante, il prurito non passa. Allora ti gratti con qualsiasi cosa ti passi per le mani e spesso ti fai male al palato.
Ero esattamente intento a torturarmi la parte superiore della cavità orale con una cannuccia, mentre sul palchetto del pub stracolmo di gente non avvezza al natale “tradizionale” suonavano cover di musica rock al sapore irlandese. Me ne stavo lì a bere con Sandra e Leone. Una serata come tante altre, se non fosse che il proprietario del locale aveva ritenuto necessario ricreare un’atmosfera folk che non ci appartiene neanche per errore. E abbinarla alle decorazioni natalizie. Pazienza.
Sandra è la ballerina di un corpo dedicato alle coreografie televisive. Quelle che sembrano tutte uguali perché in TV guardi solo le cosce per pochi secondi. E le tette (poca roba). Il tempo lo hai da dedicare solo agli istinti superficiali quando scarseggia. Lei però è diversa dalle altre, così come ti appare diversa qualsiasi cosa quando approfondisci i dettagli. Se attraversi gli occhi color cenere – e ci riescono in pochi – ti assale la paura. La profondità dei mari fa lo stesso effetto. Sublime, ma in questo caso la paura sopraffà il senso di piacere. Non è una paura come quella di farsi male, piuttosto il timore di qualcosa che non hai mai visto. Un essenza che non fa parte del tuo background. Un essere materiale ed evanescente al contempo. Qualcosa che c’è e non capisci, quindi non sai cosa può farti.
Esatto, ti perdi nei tuoi pensieri quando hai quegli occhi davanti. Ma io ho un’ossessione con quei mollicci, luccicanti, vitali riflessi. Ognuno il suo. Io gli occhi. Io, da cieco, mi ritirerei a vita eremitica. E a questo punto sarebbe sensato confessare una cotta mai soddisfatta per l’amica danzatrice. No, Sandra è più gay di Jodie Foster e quella famosissima presentatrice americana messe insieme. Ha la femminilità di un calciatore tipo Cavani (che effettivamente ha dei tratti un po’ così) nelle movenze e i gusti che farebbero arrapare solo le sue compagne.
Ma ci si potrà pur perdere in qualcosa che non si ama?
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Nonostante il manifesto fastidio per le feste comandate, alla fine al pub ci si era incontrati per scambiarsi i regali. E quando si tratta di regali Leone vince a mani basse. Da lui io ho ricevuto del tabacco profumato al caffè e una pipa fatta a mano, mentre Sandra una versione autografata di un libro del 1937: Complete Book of Ballets. A Guide to the Principal Ballets of the Nineteenth and Twentieth Centuries.
In cambio, a lui abbiamo regalato – unendo le forze economiche – la lampada più bella di IKEA. Che ben si adatta allo stile à la Mies van der Rohe dell’appartamento di Leone. Lui insiste a dire che io non capisco un cazzo di architettura e che se avesse potuto permettersi una casa così avrebbe, per l’appunto, una casa e non un appartamento in condominio di una zona residenziale. Ma tant’è, punti di vista. Per me c’è stile e design in quella casa arredata IKEA.
“Il pilastro fondamentale della perdita dei valori nel mondo occidentale è l’affezione verso i beni materiali, ma il problema è che il modello di valori sta cambiando così repentinamente che ne siamo travolti tutti e quei pochi che hanno la sensibilità per opporsi alla marea non possono che apparire pensatori datati. Nostalgici quelli che non buttano le cose. Stupidi quelli che ne comprano una costosa dopo averla selezionata accuratamente con l’obiettivo di conservarla nel tempo. Per non parlare di quelli che riparano e aggiustano. Sognatori, non usate carta riciclata e lana per impacchettare un libro usato. Il regalo dell’umanità alla terra è l’estinzione di una forma di vita giovanissima e dannosa come nessun’altra. Esaltiamo la fine sommergendo tutto con l’immondizia. Facciamo quanti più danni possibile. Come nelle battaglie dei film storici: se è il caso di morire, almeno vendiamo cara la pelle! Come i proiettili che si frantumano nei corpi degli obbiettivi, come un’arma intelligente.”
Il reading di Leone, scrittore e attivista, ci lasciava a bocca aperta come al solito. Per noi Natale era quello. È questo. Stare con le persone a cui si vuol bene, cercando di riflettere sul bene che si potrebbe fare. O al male inflitto. Scendere a patti coi propri demoni o darsi la spinta per cambiare qualcosa. Dare un senso alla fine incombente di un altro anno. Per poter dire che si sta vivendo come si vorrebbe.
