La solitudine non gli era mai apparsa come uno spauracchio. Aveva anelato degli attimi di silenzio totale. Delle giornate – perché no – in cui starsene con sé stesso e basta, al riparo del frastuono e dei cicalecci cittadini e umani. Sì, era l’umanità ad infastidirlo. Un’umanità che prendeva il peggio dagli animali e ci metteva il suo per rendersi inaccettabile: il cervello più evoluto, forse.
Sembrava impossibile come potesse sentire la mancanza di tutto quello. Gli mancava l’inaccettabile, soffriva l’assenza del fastidio.
