priorità, urgenze

Priorità e urgenze: che cosa significa veramente

Comincio col chiedere perdono al mio blog. I gestori dell’hosting saranno contenti lo stesso, per carità, ma non pubblico nulla da più di 4 mesi praticamente. Il motivo è semplice: ho lavorato parecchio. Ho dato priorità alla presenza online di altre realtà e ho trascurato la mia. A volte bisogna farlo, purtroppo non sono il ragazzo di quel cartone che si sdoppiava schiacciando il naso al pupazzo (Superkid, per gli appassionati di anime). Io devo scegliere le priorità. E tutti si trovano a farlo, prima o poi. E magari sbagliano.

Sto collaborando da qualche anno con wasita, una web agency che ha sede a Roma e Milano e ultimamente abbiamo intensificato il lavoro. Strategie digitali e Content Marketing richiedono il tempo necessario. Poi c’è stato tutto il lavoro da gestire dietro al Perio Contest 2018, una delle iniziative internazionali – e non è finita! – progettate con Zerodonto negli ultimi tempi. Ho scritto un contributo su un libro che sta per essere ri-pubblicato e sono orgogliosissimo. Sto facendo formazione a distanza. E poi ho una vita privata, diciamo dall’orario pre-cena in poi.

Sei stressato, penserai. E invece no. Il punto non è questo. Il punto è che ho semplicemente usato il libero arbitrio per decidere cosa fare. Avevo le energie e la voglia di dedicarmi a queste cose. Olio di gomito e via. Questione di priorità, a volte di urgenze.

Come decidere quali sono le priorità lavorative

Conosco professionisti che molto candidamente decidono le priorità in base alle remunerazioni. Il cliente che ti fa incassare di più ha la preferenza. Io cerco di non fare così, anche se inevitabilmente una collaborazione continuativa deve avere un occhio di riguardo. La mia strategia è un’altra, però: io dò un valore unitario al mio lavoro intellettuale e se proprio c’è da dare priorità, la concedo a quei progetti che offrono un orizzonte a cui guardare. Che mettono sul tavolo da gioco qualcosa. Non in termini economici, ma di opportunità e idee.

Altri non badano affatto ai soldi e sarebbero capaci di rincorrere un progetto solo per le opportunità di crescita che offre a livello di competenze.

Un collega, per dirne un’altra, mi raccontò di una web agency che in passato pagò per avere in affidamento la comunicazione di una grossissima azienda. L’agenzia versò dei soldi all’azienda, non viceversa. Al di là delle iperboli, che come puoi vedere, esistono anche nel mondo digitale, la verità è una: dare un’ordine alle cose della vita professionale può essere una scelta strategica fondamentale.

Chi mi conosce sa che ho alle spalle tutte collaborazioni lunghe e pochi lavori una tantum. Non li disdegno, ogni tanto è bello variare, ma dedico il cuore e la mente a costruire. Ho un approccio manageriale in ambito digital che esce fuori anche se si tratta di svolgere un task che non dovrebbe andare oltre la creatività per il copy di una landing page. Questa visione ha dei limiti, ma mi aiuta ogni qual volta c’è necessità di una visione globale dall’alto. E soprattutto mi consente di mantenere degli ottimi rapporti con i colleghi. Pochi, ma buoni. E mi riferisco sia ai colleghi che ai rapporti.

Quindi il mio consiglio è: premia chi ti dà l’opportunità di crescere e metterti alla prova, chi ti concede fiducia e ripagalo con il massimo della tua professionalità. Con la passione. E quando riesci, ripagalo con la cosa più importante che puoi offrire e cioè trattando il progetto a cui ti dedichi  come se fosse il tuo .

Priorità, che ci dice l’etimologia

dal lat. mediev. prioritate(m), deriv. del class. prĭor –ōris ‘che precede, che viene per primo’.

E per prior in latino, troviamo: 1. Primo tra due 2. Anteriore o precedente per tempo o spazio 3. Migliore, superiore, più importante.

Ecco perché ho chiesto scusa al mio blog. Ho chiesto scusa a me in pratica.

Se il valore maggiore che puoi regalare al tuo cliente o al tuo collaboratore è trattare un progetto come se fosse il tuo, vuol dire che il tuo progetto personale merita tutta la dedizione possibile. Non in termini di ritmo di pubblicazione (almeno parlo del mio blog), ma in termini di importanza percepita. Da te. E poi dal resto delle persone.

Vorrei concludere concentrandomi su un altro termine: urgente. Un aggettivo. Deriva dal latino urgens -entis, urgere. Uno stretto bisogno, un’occorrenza grave. Non c’è bisogno di specificare che accostarlo ad un task lavorativo sembra, a mio avviso, esagerato. Riappropriamoci del significato delle parole, perché esse stanno dalla nostra parte.

 

Ciro Bocchetti

Napoli: 5/2/1985 - Digital Marketing Specialist, Social Media Manager Laurea magistrale in Linguistica e traduzione specialistica - Inglese/Spagnolo

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