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Terminologia e web: taggare, postare, googlare

Come è cambiato il nostro dizionario negli ultimi anni?

È vietato postare o twittare selfie e taggare i membri di questa community. Il rischio di essere bannati è veramente alto

Due anni e mezzo fa scrivevo:

non voglio scomodare la buon’anima dei nonni, basta infatti pensare di rivolgere questa frase a mia madre o ad alcuni amici poco abituati al mondo del web per sapere che faccia farebbero.

Beh, non direi che è tutto uguale oggi. Qualcosa è cambiato. Per qualcuno, i nuovi termini entrati nel dizionario fanno parte del linguaggio comune ormai. Per i più testoni, invece, niente da fare.

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In realtà, senza esagerare, i termini del mio esempio iniziale (palesemente inventato) sono entrati di diritto nel nostro vocabolario personale quotidiano. Alcuni di questi hanno trovato spazio anche tra le pagine dei dizionari cartacei e non.

Nel 2017 il termine Emoj fa ingresso nello Zingarelli e basti pensare che nello stesso anno vi è entrato di diritto il termine Erasmus, dopo molto più tempo di utilizzo. Questo per capire come quella relativa al web sia una chiara rivoluzione velocissima anche dal punto di vista linguistico.

Taggare, postare, twittare: chi non lo fa tutti i giorni?

Taggare, selfie, postare, twittare, googlare, bannare, sono solo alcuni degli ultimi termini ad essere stati sdoganati e che hanno trovato posto nei vari Zingarelli o Garzanti.

Taggare significato

Riporto un esempio dal dizionario online Garzanti, che per il termine taggare trova due ambiti di significato:

1. segnare con una tag, con una firma

2. (inform.) contrassegnare, codificare con tag | (Internet) nei social network, segnalare che in una foto, un video ecc. è presente un utente.

Etimologia: ← deriv. di tag.

Altri esempi entrati nel dizionario

Lo Zingarelli 2015 ospita finalmente il selfie definendolo come “foto scattata a sè stessi o in gruppo tramite smartphone o webcam”.

E ancora, per notare la spaccatura tra le generazioni a cavallo di questi millenni, ti faccio notare che un bel po’ di gente ancora oggi cerca sul web: cosa vuol dire postare? Oppure, ‘postare significato’.

Postare vuol dire pubblicare qualcosa online e deriva dal verbo inglese to post, letteralmente «mettere nella posta, imbucare»

Treccani come neologismo del 2008 lo definisce così::

Affiggere, impostare un messaggio in un blog o in un sito di discussione della rete telematica.

E nel 2013 si allinea allo Zingarelli (2008)

Inviare un post in internet.

La cosa interessante qui non sono le sfumature di significato, che onestamente forse sono meglio espresse nella prima voce, ma la pioggia di neologismi che probabilmente mai come in questo periodo hanno colpito l’Italiano come una valanga.

Prestiti e neologismi

Quindi, da dove escono fuori tutti questi termini???

I prestiti dall’inglese e i neologismi fioccano, come già accennato, quando si parla di mondo digitale e di tecnologia. Una percentuale altissima di parole del web hanno questa natura.

Cos’è un prestito?

Il prestito è una parola, una locuzione o una costruzione sintattica di una lingua straniera che entra nel lessico di un’altra lingua. In italiano, il 75% dei prestiti riguarda linguaggi tecnico-specialistici e tra questi, gli anglismi (o inglesismi) sono la maggioranza.

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Download, emòticon, host, account, script, query, network, social network, spider, cloud, browser…e potrei continuare per molto. Insomma, molti dei termini che utilizziamo tutti i giorni per parlare di internet sono dei prestiti dall’inglese o “declinazioni” e “adattamenti” degli stessi.

Cos’è un neologismo?

Di neologismi è stra-colmo il linguaggio informale degli “addetti ai lavori” del webDi neologismi se ne inventano veramente molti all’anno, poi solo alcuni restano in uso ed entrano nei dizionari della lingua comune. Riflettici mentre scrollate l’articolo, magari alla ricerca di un contenuto da linkare. Verbi denominali e deaggettivali in continua espansione, ovunque. Prendi un anglismo non ancora adattato, ma magari molto utilizzato in una nicchia, aggiungi la desinenza –are e la magia, o l’orrore, è fatto: hai adattato all’italiano comune un termine proveniente da oltre manica.

Il numero maggiore di esempi o: vviamente riguardano il digitale, il marketing, i social media. Bloggare, il già citato postare, crashare, hackerare e compagnia bella.

Una parentesi sullo stile linguistico del web

Le nuove tecnologie uccidono la creatività. L’ho sentito dire. Internet è il suicidio della grammatica italiana. Ho sentito dire anche questo e forse ci credo pure un po’. La comunicazione del web è piatta e inespressiva. Ok, su questo non sono affatto d’accordo.

Il linguaggio del web è contraddistinto dall’ipermedialità dei contenuti: iconici, audiovisivi, testuali. La ricchezza del linguaggio online può essere sostenuta dall’intreccio di tali contenuti. Le potenzialità della comunicazione web, del linguaggio multimediale, sono teoricamente infinite, a seconda del mittente del messaggio ovviamente. I mutamenti repentini del mondo di Internet (non è che non ci saranno un web 3.0 e poi un web 4.0 e poi un web 5.0 eh…) restituiscono ogni volta degli strumenti nuovi o almeno rinnovati e la mente creativa può solo andare a nozze con queste potentissime materie grezze.

L’importante è riconoscere i contesti d’uso e gli ambiti comunicativi. Se nella mia mail tra colleghi nessuno si scandalizza all’utilizzo di termini come crashare o di obbrobri come skillato, c’è da fare attenzione in altri casi.

Pena, apparire un po’ sfigati. Che è proprio Italiano.

Ciro Bocchetti

Napoli: 5/2/1985 - Digital Marketing Specialist, Social Media Manager Laurea magistrale in Linguistica e traduzione specialistica - Inglese/Spagnolo

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