wolfram alpha

Wolfram Alpha: motore di conoscenza computazionale

Stephen Wolfram, la scienziato alternativo

L’inventore di Wolfram Alpha era un bambino prodigio: Ph.D. in Fisica a 20 anni e a 29 anni già creatore di Mathematica, un software commerciale per il calcolo avanzato dedicato a scienziati e ingegneri.

Solitario, tracotante a detta di molti, allergico alle recensioni e alle critiche e da queste rovinato. Le suddette critiche sarebbero arrivate col secondo prodotto della mente di Wolfram: “A New Kind of Science” (NKS). NKS è un librone di oltre 1260 pagine in cui lo scienziato sviscera la sua visione alternativa della scienza, una rifondazione che si basa su questi concetti:

  • l’importanza di uno studio sperimentale della scienza computazionale
  • l’applicazione interdisciplinare dei risultati del suddetto studio

Una rivoluzione che parte dagli automi cellulari.

Gli automi cellulari

Gli automi cellulari sono modelli matematici apparentemente molto semplici usati per descrivere l’evoluzione di sistemi per nulla semplici. Insomma, a discapito della loro semplice definizione, gli automi cellulari in realtà possono assumere comportamenti particolarmente complessi. Infatti, le leggi che regolano le dinamiche del sistema sono ben note a livello microscopico, ma non è detto che si possa dedurre sempre il comportamento del sistema a livello macroscopico. Per dirla diversamente, il comportamento macroscopico del sistema – anche a fronte di leggi d’interazione semplici – può risultare estremamente complesso.

E questo che cavolo c’entra con i motori?

Come accennavo prima, Stephen Wolfram fonda la sua riflessione sugli automi cellulari (è pur sempre un fisico, ricordiamolo). Saltando a piè pari le sue classificazioni degli automi e le speculazioni scientifiche che pochi capirebbero (io non sono tra quei pochi), il succo è questo: secondo lo scienziato, se si lascia lavorare un sistema molto semplice come un automa cellulare, nel tempo potrebbe essere capace di effettuare qualsiasi tipo di calcolo. Prendi questa intuizione e progettaci un engine computazionale della conoscenza! Così è nato Wolfram Alpha!

Wolfram Alpha

wolfram alpha

Diversi campi di interesse: numerose conoscenze tecniche riguardanti per lo più argomenti scientifici (il sito riporta in menu 30 topics).

Ponendo una domanda si ottiene semplicemente una sola risposta o, ma non sempre, il processo tramite cui si è giunti a quella risposta.

wolfram alpha screen

Si possono fare ricerche solo su dati oggettivi e quantificabili. Chiedere “perché” o “come si fa” non porterà a nulla a meno che non si tratti di matematica (equazioni, derivate, integrali, ecc.). Il database è comunque in continuo aggiornamento e anche le features del motore si implementano continuamente.

Tra i principali argomenti scientifici che tratta Wolfram Alpha, figurano i seguenti:

  1. Matematica;
  2. Statistica;
  3. Fisica;
  4. Biologia;
  5. Chimica;
  6. Meteorologia;
  7. Ingegneria;
  8. Astronomia;
  9. Geografia;
  10. Scienze della Terra;
  11. Storia;
  12. Arte e cultura;
  13. Linguistica;
  14. Sport;
  15. Finanza;
  16. Dati socioeconomici.
  17. Cibo e Nutrizione
  18. Musica

E molti altri aggiunti recentemente (come gli ultimi due che ho riportato su).

wolfram alpha
Qui ho cercato quanta acqua c’è nel Pacifico, per intenderci!

 

Come funziona? E quanto c’è di Wolfram Alpha in Hummingbird?

Sapete come si comporta un motore di conoscenza computazionale? Wolfram Alpha interpreta la ricerca digitata e computa una risposta usando un algoritmo e (fondamentalmente) i dati presenti nei suoi database. Scusate, ma la direzione di Google coi suoi nuovi algoritmi non è proprio questa? Non scandagliare e basta la rete alla ricerca delle keywords, ma “interpretare” per restituire l’opzione migliore, la più corretta (Rankbrain-Hummingbird) utilizzando database (non dimentichiamo quanto wikipedia c’è nel knkowledge graph)?

Dice Wolfram:

“Alcuni pensano che si debba tentare di creare un software capace di capire il linguaggio naturale esistente nel Web, magari indicizzando semanticamente la Rete per rendere il processo più semplice. Dopo Mathematica e NKS, ho pensato che vi fosse un’altra soluzione: implementare esplicitamente metodi e modelli, come algoritmi, e trattare tutti i dati in modo da renderli immediatamente disponibili per il calcolo”

wolfram alpha

Ecco qui allora la differenza, in realtà esplicitata anche altrove sul sito di W | A: il motore di ricerca (leggi Google) indicizza pagine web e poi cerca corrispondenze testuali per restituire una lista di link, mentre un motore di conoscenza computazionale analizza la ricerca utilizzando database interni al motore e curati da umani esperti per poter restituire una risposta soddisfacente tramite algoritmi. Il punto è che secondo me stanno cercando di fare la stessa cosa ora. Quel box in alto di Google, figlio del Knowledge Graph, a me ricorda tanto ciò che restituisce anche W | A, almeno nelle intenzioni. E non dimenticherei che lo stesso Wolfram ha auspicato delle sinergie con tutte le realtà che si occupano di ricerca, narrazione, informazione. Che sia stato rapito dai Googli?

Non mettiamo a paragone i due motori

In ultima analisi, direi che mettere a confronto due realtà di dimensioni così diverse non ha senso. Anche perché, pur condividendo la filosofia negli ultimi tempi, essi hanno genesi totalmente diverse. W | A resta tuttora uno strumento acerbo, ma con grosse potenzialità davanti e soprattutto delle idee alle spalle che probabilmente sono più grandi di quanto riusciamo a comprendere. Trovo assolutamente interessante la convergenza delle riflessioni dei due progetti (ma quanto è grande Google? E fin dove si spingerà?) e i risultati che si possono immaginare nel momento in cui le sinergie auspicate da Wolfram e anche tante altre dovessero realizzarsi.  Ho il sospetto che stia accadendo già.

E poi, così, la SEO sarà sempre un’araba fenice, che diciamolo, è affascinante e impegnativo.

Meno male che non faccio il SEO specialist.

Vi saluto con un’altra citazione di Wolfram, va’. Qui, la trascrizione intera, in più lingue, di un suo intervento.

Che sia possibile che da qualche parte li fuori nell’universo computazionale ci sia il nostro universo fisico? Forse c’è persino qualche regola piuttosto semplice, qualche semplice programma per il nostro universo. Ebbene, la storia della fisica ci porterebbe a credere che la regola per l’universo dovrebbe essere piuttosto complicata. Ma nell’universo computazionale come abbiamo visto ora ci sono regole che sono incredibilmente semplici e che possono produrre comportamenti incredibilmente ricchi e complessi. E quindi potrebbe essere proprio questo che sta succedendo con il nostro universo?

Ciro Bocchetti

Napoli: 5/2/1985 - Digital Marketing Specialist, Social Media Manager Laurea magistrale in Linguistica e traduzione specialistica - Inglese/Spagnolo

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